2.4.15

O velho sultão de Omã

Happily, I have cause to be in Oman this week and, after an eight-month absence for medical treatment in Germany, so too is the country’s sultan, Qaboos bin Said al‑Said. The sultan has held power since 1970, prompting rising concerns about whether political stability in Oman will survive an eventual transfer of power. That the country has managed during the sultan’s extended absence is a sign that it could, but doubts remain—particularly as the succession plan is an untested one involving a secret envelope. Like many others in the Gulf Co-operation Council, Oman has undergone an incredible transition over the last 50 years, morphing from an agrarian economy into one of the wealthiest places on the planet (albeit less affluent than the rest of the GCC). Yet the recent steep fall in oil prices highlights Oman’s lack of economic diversification: the hydrocarbons sector accounts for just under 50% of GDP. The sultanate is developing a strategy to broaden its economic base, focusing on sectors such as logistics and tourism—and I can certainly recommend the latter if you're looking for something different in the Gulf. But I do worry about the long-term sustainability of many of the region’s economies. Simon Baptist, The Economist
---- O velho sultão de Omã tem 74 anos e nenhum filho, pelo que a sua sucessão vai ser algo complicada.

1.4.15

Cardeal Burke: "Não sou contra o Papa"

«Non sono contro il Papa, non ho mai parlato contro il Papa, ho sempre concepito la mia attività come appoggio al ministero petrino. Io vorrei soltanto servire la verità». È amareggiato il cardinale Raymond Leo Burke per la campagna negativa che si è scatenata nei suoi confronti. Sessantasei anni, ordinato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1995, stimato esperto di Diritto canonico è chiamato a Roma da Benedetto XVI nel 2008 come prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica, per poi essere nominato cardinale nel 2010. In questi mesi è stato dipinto come un fanatico ultraconservatore, anticonciliarista, complottista contro papa Francesco, addirittura pronto a uno scisma nel caso il Sinodo aprisse a cambiamenti sgraditi. La campagna è così forte che anche in Italia diversi vescovi si sono rifiutati di ospitare sue conferenze nelle proprie diocesi. E quando invece da qualche parte gli è consentito di tenere un incontro – come recentemente in alcune città del Nord Italia - trova immancabilmente dei sacerdoti che lo contestano, accusandolo di fare propaganda contro il Papa. «Sono tutte sciocchezze, proprio non capisco questo atteggiamento. Non ho mai detto una sola parola contro il Papa, mi sforzo solo di servire la verità, compito che abbiamo tutti. Ho sempre visto i miei interventi, le mie attività come un appoggio al ministero petrino. Le persone che mi conoscono possono testimoniare che non sono affatto un antipapista. Al contrario sono sempre stato molto leale e ho sempre voluto servire il santo Padre, cosa che faccio anche ora». In effetti, incontrandolo nel suo appartamento a due passi da piazza San Pietro, con quei suoi modi affabili e il suo parlare molto spontaneo appare distante mille miglia dall’immagine di arcigno difensore della “fredda dottrina”, come viene descritto dalla grande stampa. Cardinale Burke, eppure nel dibattito che ha preceduto e seguito il primo Sinodo sulla famiglia certe sue dichiarazioni sono effettivamente suonate come una critica a papa Francesco, o almeno così sono state interpretate. Ad esempio, recentemente ha fatto molto rumore quel suo “Resisterò, resisterò” come risposta a una eventuale decisione del Papa a concedere la comunione ai divorziati risposati. Ma è stata una frase travisata, non c’era alcun riferimento a papa Francesco. Io credo che siccome ho sempre parlato molto chiaramente sulla questione del matrimonio e della famiglia, c’è chi vuole neutralizzarmi dipingendomi come nemico del Papa, o addirittura pronto allo scisma, proprio usando quella risposta che ho dato in una intervista a una rete televisiva francese. E allora come va interpretata quella risposta? È molto semplice. La giornalista mi ha chiesto cosa farei se ipoteticamente – non riferendosi a papa Francesco – un pontefice prendesse decisioni contro la dottrina e contro la prassi della Chiesa. Io ho detto che dovrei resistere, perché tutti siamo a servizio della verità, a cominciare dal Papa. La Chiesa non è un organismo politico nel senso del potere. Il potere è Gesù Cristo e il suo vangelo. Per questo ho risposto che resisterò e non sarebbe la prima volta che questo accade nella Chiesa. Ci sono stati nella storia diversi momenti in cui qualcuno ha dovuto resistere al Papa, a cominciare da San Paolo nei confronti di San Pietro, nella vicenda dei giudeizzanti, che volevano imporre la circoncisione ai convertiti ellenici. Ma nel mio caso io non sto affatto facendo resistenza a papa Francesco, perché lui non ha fatto nulla contro la dottrina. E io non mi vedo affatto in lotta contro il Papa, come vogliono dipingermi. Io non sto portando avanti gli interessi di un gruppo o di un partito, cerco solo come cardinale di essere maestro della fede. Un altro "capo di imputazione" nei suoi confronti è la sua presunta passione per “pizzi e merletti”, come si dice in modo spregiativo, cosa che il Papa non sopporta. Il Papa non mi ha mai fatto sapere di essere dispiaciuto del mio modo di vestire, che peraltro è stato sempre entro la norma della Chiesa. Io celebro la liturgia anche nella forma straordinaria del rito romano e ci sono per questo paramenti che non esistono per la celebrazione nella forma ordinaria, ma io indosso sempre quello che la norma prevede per il rito che sto celebrando. Non faccio politica contro il modo di vestirsi del Papa. Poi si deve anche dire che ogni Papa ha un suo stile, ma non è che poi impone questo a tutti gli altri vescovi. Non capisco perché questo deve essere un motivo di polemica. Però sui giornali spesso viene usata una foto in cui lei indossa un copricapo decisamente fuori tempo… Ah, quella, ma è incredibile. Posso spiegarle. È una foto che si è diffusa dopo che il Foglio l’ha utilizzata per pubblicare una mia intervista durante il Sinodo. L’intervista era stata fatta bene, ma purtroppo hanno scelto una foto fuori contesto, e mi dispiace perché in questo modo hanno dato l’impressione sbagliata di una persona che vive nel passato. Era infatti successo che, dopo essere stato nominato cardinale, sono stato invitato in una diocesi del Sud Italia per una conferenza sulla liturgia. Per l'occasione l’organizzatore ha voluto darmi in dono un antico cappello cardinalizio che non so dove avesse trovato. Ovviamente lo tenevo in mano e non avevo alcuna intenzione di indossarlo regolarmente, ma lui mi ha chiesto di poter fare almeno una foto con il cappello indosso. Questa è stata l’unica volta che ho messo quel cappello sulla mia testa, ma purtroppo quella foto ha girato tutto il mondo e qualcuno la usa per dare l’impressione che io vado in giro così. Ma io non l’ho mai indossato, neanche a una cerimonia. Lei è stato anche indicato come l'ispiratore se non il promotore della “Supplica a papa Francesco sulla famiglia”, che è stata diffusa per la raccolta firme attraverso alcuni siti del mondo tradizionalista. Io ho firmato quel documento, ma non è affatto una mia iniziativa o una mia idea. Tantomeno ho scritto o collaborato alla stesura del testo. Chi dice il contrario afferma il falso. Per quel che ne so è una iniziativa di laici, a me è stato mostrato il testo e l’ho firmato, come hanno fatto molti altri cardinali. Un’altra delle accuse che le viene rivolta è quella di essere anti-conciliarista, contro il Concilio Vaticano II. Sono etichette che si applicano facilmente, ma non c’è alcun riscontro nella realtà. Tutta la mia educazione teologica nel seminario maggiore è stata basata sui documenti del Vaticano II, e mi sforzo ancora oggi di studiare più profondamente questi documenti. Non sono affatto contrario al Concilio, e se uno legge i miei scritti troverà che cito molte volte i documenti del Vaticano II. Quello su cui invece non sono d’accordo è il cosiddetto “Spirito del Concilio”, questa realizzazione del Concilio che non è fedele al testo dei documenti ma che ha la pretesa di creare qualcosa di totalmente nuovo, una nuova Chiesa che non ha niente da fare con tutte le cosiddette aberrazioni del passato. In questo io seguo pienamente la luminosa presentazione che ha fatto Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia Romana per il Natale 2005. È il famoso discorso in cui spiega la corretta ermeneutica che è quella della riforma nella continuità, contrapposta all’ermeneutica della rottura nella discontinuità che tanti settori portano avanti. L'intervento di Benedetto XVI è davvero brillante e spiega tutto. Molte cose che sono successe dopo il Concilio e attribuite al Concilio non hanno niente a che fare con il Concilio. Questa è la semplice verità. Però resta il fatto che papa Francesco l’ha “punita” rimuovendola dalla Segnatura apostolica e affidandole il patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta. Il Papa ha dato un’intervista al quotidiano argentino La Nacion in cui ha già risposto a questa domanda spiegando le ragioni di questa scelta. Questo già dice tutto e non spetta a me commentare. Io posso solo dire, senza violare alcun segreto, che il Papa non mi ha mai detto né dato l’impressione che volesse punirmi per qualcosa. Certo è che la sua “cattiva immagine” ha a che fare con quella che anche il cardinale Kasper, nei giorni scorsi, ha definito la “battaglia sinodale”. Che sembra crescere d’intensità man mano che ci si avvicina al Sinodo ordinario del prossimo ottobre. A che punto siamo? Direi che adesso c’è una discussione molto più estesa sui temi trattati dal Sinodo e questo è un bene. C’è un numero maggiore di cardinali, vescovi e laici che stanno intervenendo e questo è molto positivo. Per questo non capisco tutto il rumore che è stato creato l’anno scorso attorno al libro “Permanere nella Verità di Cristo”, a cui io ho contribuito insieme ad altri 4 cardinali e 4 specialisti sul matrimonio. È lì che è nata la tesi del complotto contro il Papa, tesi ribadita recentemente da Alberto Melloni sul Corriere della Sera e che gli è costata una querela dall’editore italiano Cantagalli. È semplicemente assurdo. Come è possibile accusare di complotto contro il Papa coloro che presentano quello che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato sul matrimonio e sulla comunione? È certo che il libro è stato scritto come aiuto in vista del Sinodo per rispondere alla tesi del cardinale Kasper. Ma non è polemico, è una presentazione fedelissima alla tradizione, ed è anche della più alta qualità scientifica possibile. Sono assolutamente disponibile a ricevere critiche sui contenuti, ma dire che noi abbiamo partecipato a un complotto contro il Papa è inaccettabile. Ma chi è che sta fomentando questa caccia alle streghe? Non ho alcuna informazione diretta ma sicuramente c’è un gruppo che vuole imporre alla Chiesa non solo questa tesi del cardinale Kasper sulla comunione per i divorziati risposati o per persone in situazioni irregolari, ma anche altre posizioni su questioni connesse ai temi del Sinodo. Penso ad esempio all’idea di trovare gli elementi positivi nei rapporti sessuali extramatrimoniali o omosessuali. È evidente che ci sono forze che spingono in questa direzione, e per questo vogliono screditare noi che stiamo tentando di difendere l’insegnamento della Chiesa. Io non ho nulla di personale contro il cardinale Kasper, per me la questione è solo presentare l’insegnamento della Chiesa, che in questo caso è legato a parole pronunciate dal Signore. Guardando ad alcuni temi emersi con forza al Sinodo, si è tornato a parlare di lobby gay. Non sono in grado di individuare con precisione, ma vedo sempre di più che c’è una forza che va in questo senso. Vedo individui che, consciamente o inconsciamente, stanno portando avanti un’agenda omosessualista. Come questo sia organizzato non lo so, ma è evidente che c’è una forza di questo genere. Al Sinodo abbiamo detto che parlare di omosessualità non c’entrava nulla con la famiglia, piuttosto si sarebbe dovuto convocare un Sinodo apposito se si voleva parlare di questo tema. E invece abbiamo ritrovato nella Relatio post disceptationem questo tema che non era stato discusso dai padri. Una delle giustificazioni teologiche a sostegno del cardinale Kasper che oggi viene molto ripetuta è quella dello “sviluppo della dottrina”. Non un cambiamento, ma un approfondimento che può portare a una nuova prassi. Qui c’è un grande equivoco. Lo sviluppo della dottrina, come è stato per esempio presentato dal beato cardinale Newman o da altri buoni teologi, significa un approfondimento nell’apprezzamento, nella conoscenza di una dottrina, non il cambiamento della dottrina. Lo sviluppo in nessun caso porta al cambiamento. Un esempio è quello dell’esortazione post-sinodale sull’Eucarestia scritta da papa Benedetto XVI, la “Sacramentum Caritatis”, in cui è presentato lo sviluppo della conoscenza della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, espresso anche nell’adorazione eucaristica. Ci sono stati alcuni infatti contrari all’adorazione eucaristica perché l’Eucarestia è da ricevere dentro. Ma Benedetto XVI ha spiegato - anche citando s. Agostino - che se è vero che il Signore ci dà se stesso nell’Eucarestia per essere consumato, è anche vero che non si può riconoscere questa realtà della presenza di Gesù sotto le specie eucaristiche senza adorare queste specie. Questo è un esempio dello sviluppo della dottrina, ma non è che la dottrina sulla presenza di Gesù nell’Eucarestia è cambiata. Uno dei motivi che tornano nelle polemiche sul Sinodo è la presunta contrapposizione tra dottrina e prassi, dottrina e misericordia. Anche il papa insiste spesso sull’atteggiamento farisaico di chi usa la dottrina impedendo che passi l’amore. Credo che bisogna distinguere tra quello che il Papa dice in alcune occasioni e coloro che affermano una contrapposizione tra dottrina e prassi. Non si può mai ammettere nella Chiesa un contrasto tra dottrina e prassi perché noi viviamo la verità che Cristo ci comunica nella sua santa Chiesa e la verità non è mai una cosa fredda. È la verità che apre a noi lo spazio per l’amore, per amare veramente si deve rispettare la verità della persona, e della persona nelle situazioni particolari in cui si trova. Così stabilire un tipo di contrasto tra dottrina e prassi non rispecchia la realtà della nostra fede. Chi sostiene le tesi del cardinale Kasper – cambiamento della disciplina che non tocca la dottrina – dovrebbe spiegare come sia possibile. Se la Chiesa ammette alla comunione una persona che è legata in un matrimonio ma sta vivendo con un’altra persona un altro rapporto matrimoniale, cioè è in stato di adulterio, come si può permettere questo e ritenere nello stesso tempo che il matrimonio sia indissolubile? Quello tra dottrina e prassi è un falso contrasto che dobbiamo rigettare. Però è vero che si può usare la dottrina senza amore. Certo, ed è questo che il papa sta denunciando, un uso della legge o della dottrina per avanzare un’agenda personale, per dominare le persone. Ma questo non significa che c’è un problema con la dottrina e la disciplina; soltanto ci sono persone di cattiva volontà che possono commettere abusi per esempio interpretando la legge in un modo che danneggia le persone. O applicando la legge senza amore, insistere sulla verità della situazione della persona ma senza amore. Anche quando una persona si trova in peccato grave noi dobbiamo amare la persona e aiutare come ha fatto il Signore con l’adultera e la samaritana. Lui è stato molto chiaro nell’annunciare lo stato di peccato in cui loro stavano, ma nello stesso tempo ha dimostrato un grande amore invitandole a uscire da questa situazione. Ciò che non facevano i farisei, che invece dimostravano un legalismo crudele: denunciavano la violazione della legge ma senza dare nessun aiuto alla persona per uscire dal peccato, così da ritrovare pace nella sua vita. La Nuova Bussola Católica, de Monza

Nigéria: Jonathan foi claramente derrotado

The winner of Nigeria's presidential poll, Muhammadu Buhari, has hailed his victory as a vote for change and proof the nation has embraced democracy. Mr Buhari also praised outgoing President Goodluck Jonathan as a "worthy opponent" who peacefully relinquished power. Gen Buhari beat Mr Jonathan by 15.4 million votes to 12.9 million. Observers have generally praised the election, though there have been allegations of fraud. The former military ruler in a victory speech on Wednesday described his win as "historic". He said that the vote had vindicated the people's belief in democracy. "Our country has now joined the community of nations that have used the ballot box to peacefully change an incumbent president in a free and fair election," he said at the APC headquarters in the capital Abuja. Mr Buhari also praised President Jonathan as "a worthy opponent" and said that he was extending "the hand of fellowship" to him. "We have proven to the world that we are people who have embraced democracy. We have put the one-party state behind us." Analysis: BBC's Will Ross in Lagos This is a hugely significant moment in Nigeria's turbulent history. Never before has a sitting president been defeated in an election. Since independence from Britain in 1960, there have been numerous coups and although the 2011 vote was an improvement, most elections have been rigged or even annulled by the military. Of course in a relatively close election, there will be millions of people who are not pleased with the outcome. But the whole process is a sign that democracy is deepening in Nigeria and may be a tonic to other countries in Africa. Nigerians can start to believe that it is possible to remove politicians through the ballot box.

Nigéria: Buhari ganhou folgadamente

The Presidential and National Assembly elections in Nigeria were held on March 28, 2015 (Saturday). Total votes of 36 states (Ondo, Osun, Kogi, Enugu, Ogun, Ekiti, Oyo, Nassarawa, Kano, Jigawa, Katsina, Kwara, Kaduna, Anambra, Abia, Akwa Ibom, Imo, Plateau, Ebonyi, Niger, Lagos, Bayelsa, Gombe, Cross River, Rivers, Adamawa, Zamfara, Kebbi, Benue, Bauchi, Yobe, Edo, Taraba, Sokoto, Delta, Borno) and FCT Abuja, according to the INEC: Real results for election 2015 Goodluck Jonathan / Namadi Sambo (43.67%, 12,853,162) Muhammadu Buhari / Yemi Osinbajo (52.41%, 15,424,921) Ambrose Albert / Haruna Shaba (0.03%, 7,435) Oluremi Sonaiya / Saidu Bobboi (0.04%, 13,076) Ganiyu Galadima / Ojengbede Farida (0.14%, 40,311) Chekwas Okorie / Bello Umar (0.06%, 18,220) Tunde Anifowoshe-Kelani / Paul Ishaka Ofomile (0.08%, 22,125) Rafiu Salau / Clinton Cliff Akuchie (0.10%, 30,673) Godson Okoye / Haruna Adamu (0.03%, 9,208) Martin Onovo / Ibrahim Mohammed (0.08%, 24,455) Mani Ibrahim Ahmad / Obianuju Murphy-Uzohue (0.10%, 29,666) Ayeni Adebayo / Anthony Ologbosere (0.18%, 53,537) Sam Eke / Hassana Hassan (0.12%, 36,300) Allagoa Chinedu / Arabamhen Mary (0.08%, 24,475) Invalid votes (2.87%, 844,519)

31.3.15

Bissau: Está a começar uma nova era

Dezasseis anos depois da retirada dos últimos soldados senegaleses da Guiné-Bissau, aquando da guerra civil entre o Presidente João Bernardo Vieira e o brigadeiro Ansumane Mané, o Governo do país, a União Europeia e o Programa das Nações Unidas para o Desenvolvimento (PNUD) reuniram-se a semana passada em Bruxelas, a fim de darem mais algum alento aos guineenses. Macky Sall, Presidente do Senegal, país que na guerra civil de 1998/1999 tomou partido por "Nino" Vieira, fez questão de participar, de modo a demonstrar que nada se poderá fazer na Guiné-Bissau à revelia de Dacar. O que todos pretenderam ali dizer foi que as eleições de há um ano deverão ficar como o início de uma nova era, sem novos assassínios de altos funcionários nem grupos de militares a contestarem as autoridades civis. Os participantes na mesa redonda de Bruxelas desejam que o Presidente José Mário Vaz e o primeiro-ministro Domingos Simôes Pereira levem até ao fim os seus mandatos, sem que haja mais necessidade de recorrer a tropas estrangeiras para resolver assuntos internos; sejam essas tropas do Senegal, da República da Guiné ou de Angola. O que toda a gente sabe, porém, é que nenhuns relativos progressos alcançados em 10 meses poderão perpetuar-se se por acaso não houver reformas profundas nos sectores da segurança, da justiça, da administração pública e das finanças. Ninguém ainda conseguiu garantir que a Guiné-Bissau deixe de ser conhecida como uma terra de impunidade e de corrupção, por onde passam tráficos múltiplos, triste imagem que infelizmente ainda irá demorar mais algum tempo a desaparecer. Existe um Plano Estratégico e Operacional para o período até 2010; e só se ele for cumprido o mais escrupulosamente possível é que a Guiné-Bissau deixará de ser um Estado extremamente frágil, onde muitas vezes as pessoas nem sequer têm água corrente nem electricidade durante as 24 horas do dia. Há que diversificar a Agricultura, que aproveitar o potencial das Pescas e que explorar muito bem o subsolo, pois que existem indícios de lá haver ouro e outros recursos minerais, como a bauxite, de que há tantos anos se fala. Um desafio que os guineenses têm estado a enfrentar muito bem é o do Ébola, que tantos mortos causou na Libéria, na Serra Leoa e na República da Guiné. Mas ainda terão de se esforçar muito mais para terem bons hospitais e centros de saúde. A promessa que lhes fizeram em Bruxelas foi a de que poderão contar com mais de mil milhões de euros para concretizar os seus objectivos para os próximos cinco anos, restando agora ver se tão generosa promessa irá ser integralmente levada à prática, o que nem sempre acontece. Da parte de Portugal, a melhor oferta seria, no meu entender, um gigantesco esforço para que bem mais de metade da população da Guiné-Bissau conseguisse efectivamente expressar-se em português, lendo e escrevendo a língua que é comum a estes dois povos e, ainda, ao Brasil, a Cabo Verde, a São Tomé e Príncipe, a Angola, a Moçambique e a uma pequena parte de Timor-Leste. Enquanto, na prática, só muito menos de metade dos cidadãos guineenses for capaz de dominar o português, seu idioma oficial, não haverá verdadeira unidade nacional, nem plena integração na Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP). Mas sim uma federação de balantas, fulas, mandingas, manjacos, papéis, beafadas e outros povos. 31 de Março de 2015

Nigéria: Buhari apresenta vantagem

The Presidential and National Assembly elections in Nigeria were held on March 28, 2015 (Saturday). Total votes of 18 states (Ondo, Osun, Kogi, Enugu, Ogun, Ekiti, Oyo, Nassarawa, Kano, Jigawa, Katsina, Kwara, Kaduna, Anambra, Abia, Akwa Ibom, Imo, Plateau) and FCT Abuja: Real results for election 2015 (escrutínio ainda em curso em parte do país) Goodluck Jonathan / Namadi Sambo (41.56%, 6,488,210) Muhammadu Buhari / Yemi Osinbajo (54.58%, 8,520,436) Ambrose Albert / Haruna Shaba (0.02%, 3,711) Oluremi Sonaiya / Saidu Bobboi (0.03%, 5,268) Ganiyu Galadima / Ojengbede Farida (0.16%, 24,238) Chekwas Okorie / Bello Umar (0.07%, 10,808) Tunde Anifowoshe-Kelani / Paul Ishaka Ofomile (0.09%, 13,734) Rafiu Salau / Clinton Cliff Akuchie (0.13%, 20,478) Godson Okoye / Haruna Adamu (0.04%, 5,810) Martin Onovo / Ibrahim Mohammed (0.08%, 12,768) Mani Ibrahim Ahmad / Obianuju Murphy-Uzohue (0.11%, 16,733) Ayeni Adebayo / Anthony Ologbosere (0.19%, 29,867) Sam Eke / Hassana Hassan (0.14%, 21,227) Allagoa Chinedu / Arabamhen Mary (0.10%, 14,940) Invalid votes (2.70%, 422,164)

30.3.15

Nigéria: "O incorrigível gigante africano"

Not for Wole Soyinka, Nigeria’s foremost man of letters, a gentle retirement or attempt to separate art from politics. The 80-year-old spent election day in Africa’s biggest democracy working the phones late into the night, gathering reports of technical glitches, irregularities and violence. There was plenty to keep him awake. “We’re talking about a very positive response by the public in terms of determination to register and vote but, you know, this has been one of the most vicious, unprincipled, vulgar and violent election exercises I have ever witnessed,” Soyinka reflected sadly. “I just hope we won’t go down as being the incorrigible giant of Africa.” A Nobel laureate and former political prisoner, Soyinka could be described as the conscience of the nation. In an interview with the Guardian in the commercial capital, Lagos, on Sunday he railed against what is thought to have been the most expensive election in African history, revealed intriguing details of a recent meeting with president Goodluck Jonathan (“He jumped up as if his seat was on fire”) and warned a “very sinister force” could exploit disputed results to mount something approaching a coup. Jonathan is fighting for his political life against opposition candidate Muhammadu Buhari in the most hotly contested poll in Nigerian history. Voting spilled over into a second day after widespread technical hitches on Saturday that saw Jonathan himself initially denied registration. Tall and thin with a shock of white hair and Socratic beard, Soyinka said: “The stakes appear to be so high that all scruples have been set aside and it’s very distressing to compare this election with the election of 1993, which was one of the most orderly, civilised and resolute elections we ever had. This one was like a no-holds-barred kind of election, especially, frankly, from the incumbency side. One shouldn’t be too surprised anyway given the kind of people who are manning the barricades for the incumbent candidate.” Countless millions of dollars have been lavished on the election campaigns, with commercials dominating television and newspapers for the three months. Jonathan’s Peoples Democratic Party (PDP) produced a so-called documentary savaging Buhari’s character and last week paid for a 36-page advertising supplement in leading newspapers. Cities have been coated in placards and posters on a breathtaking scale. Incumbent president Goodluck Jonathan, right, is registered to vote in Otuoke, his home town, on Saturday. Photograph: /Xinhua/Landov/Barcroft Media “Most expensive, most prodigal, wasteful, senseless, I mean really insensitive in terms of what people live on in this country,” Soyinka continued. “This was the real naira-dollar extravaganza, spent on just subverting, shall we say, the natural choices of people. Just money instead of argument, instead of position statements. “And of course the sponsoring of violence in various places, in addition to this festive atmosphere in which every corner, every pillar, every electric pole is adorned with one candidate or the other, many of them in poses which remind one of Nollywood. BBC